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Osservando le dinamiche trasversali del blog mercoledì, ottobre 25, 2006 Il mio blog: http://etranger.splinder.com
"In un pomeriggio uggioso di mezzo inverno, se ci si sofferma un po’ ad osservare le dinamiche trasversali dei blog, c’è di che pensare. Magari ridendoci su. Links di fuoco, trasmigrazioni, traslochi, sospiri, chiacchiere, parole sussurrate, segreti svelati. Avvitacchiati su pause pranzo, sospesi tra la scrivania e la sedia, tendenti all’infinito oltre al monitor, pronti ad oscurare, sgranocchiando merendine dell’ultima ora, dribblando videate di mail e sms a cascata, il blog vive le sue passioni, si genera, si autoproclama, esulta per la sua autoreferenzialità, si mette in pop up e commenta se stesso. Genesi di personalità e di elitari amori, è un onda di byte che si infrange tra distanze più o meno accorciate o accorciabili. Sciabordio di virtualità che tendono ad essere ma con poca convinzione. Se fossimo convinti di voler essere quello che diciamo di essere lasceremmo le sponde aride delle parole dette tanto per o urlate tanto per e migreremmo verso le terre promesse. Poco male, poco male. Volo pindarico sui desideri carnali, sulle paure, sui perché, ci avviciniamo ai luoghi conosciuti aspettando che la torre di controllo ci dia il via libera. Ma come sempre gli scali sono luoghi trafficati. C’è chi resta in attesa, chi è in ritardo, chi sta per atterrare, chi per decollare e chi , stanco, dirotta il volo. Ma c’è anche chi non ha alcuna voglia di scendere giù solo per poter rimanere ancora un po’ su e godersi la mischia là sotto. Espropri, cause per adozione, divorzi, leggittimizzazioni, matrimoni, origami di pagine elettroniche composte da innumerevoli calambour intorno alla legge suprema di natura che l’uomo è uomo e la donna è donna, anche qui dentro. Perdiamo di vista l’essenziale, miopi a noi stessi, accecati dalla trama stretta di una manciata di esistenze che qui si annodano e si slegano sperimentando la teoria delle infinite possibilità d’incrocio, anche nel numero finito. Arroghiamo diritti anche su ciò che non ci è mai appartenuto vivendone la privazione come un dolore, come uno schiaffo morale, un movimento di ventaglio vezzoso e irritante. Ci dipingiamo nei sulla guancia. Facciamo cadere il fazzoletto aspettando che una mano gentile lo raccolga. Un grande inganno. Affiggiamo la locandina alla Rete. Il grande bluff va in scena. Prenotazione obbligatoria. Buio in sala. Azione. " Postato dalla Redazione
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